Cosa succede quando l'intelligenza e il talento si scontrano con il tempio della mediocrità aziendale?

In A caccia di Vittoria, la narrazione fonde la satira più affilata con una sottile analisi psicologica. Seguendo Vicky nel suo percorso all'interno di una multinazionale del lusso, il racconto svela una verità universale: le aziende non sono entità astratte, ma lo specchio esatto di chi le popola.

Da un lato si ride delle meschinità d'ufficio e dei silenzi ostili in treno; dall’altro si riflette seriamente sulle dinamiche tossiche di potere e sul bisogno disperato di appartenenza che schiaccia l'individualità.

Un romanzo che scava dietro le scrivanie e i tailleur per mostrare le fragilità e le maschere del mondo del lavoro moderno.